Un disastro? Miran Bolle partecipa alla Corsa della Bora
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Un disastro? Miran Bolle partecipa alla Corsa della Bora

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Quando la gara si fa dura, lo spirito agonistico di Miran Bole si accende.
Un disastro? Miran Bolle partecipa alla Corsa della Bora

La Corsa della Bora è ormai tradizionalmente la prima gara dell'anno di trailrunning in Italia e si svolge a cavallo del primo week end di gennaio sul Carso triestino e nei suoi dintorni.

Il nome è legato al vento gelido che solitamente sferza questi territori nei mesi invernali e che fa precipitare le temperature percepite a molti gradi sotto lo zero. Di contro porta solitamente aria tersa e pura, frizzante. Bene, dimenticate questa premessa e immergiamoci nel clima della Corsa della Bora 2024.

Corsa della Bora TriesteMiran Bole, pronto per la partenza alla Corsa della Bora.

Le previsioni meteorologiche erano sfavorevoli, ma la mattina di sabato 6 gennaio il clima reale era decisamente peggio delle più buie previsioni: vento caldo e umido che portava dalla costa e dal mare densi nuvoloni neri e una fastidiosa nebbiolina.

Già dalle prime luci dell'alba Giove Pluvio ha deciso di caratterizzare questa edizione della gara con una fitta pioggia, seppur con temperature decisamente miti per il periodo, fino a 13 gradi.

Sotto all'arco di partenza tutti i partecipanti avevano intuito che sarebbe stata una giornata di fango e sofferenza. Ma andiamo con ordine: avevo grosse aspettative da questa gara (mi sono iscritto al percorso Urban Trail da 29 km e 900 m di dislivello) avendovi partecipato anche nella passata edizione cogliendo un sorprendente secondo posto assoluto.

Corsa della Bora TriesteFoto: Triesteprima

L'avvicinamento a questa gara è filato liscio, senza alcun intoppo, tanto che nelle settimane precedenti al via avevo siglato tre bei Personal Best sulle mie tre salite preferite in allenamento. Il percorso del 2023 era ideale per le mie caratteristiche di passistone (i miei 190 cm per 81 kg non rappresentano il fisico tipico di un runner) con lunghi tratti in falsopiano e con poche curve.

Dopo i primi 7 km più ripidi in cui sapevo di dovermi gestire, già pregustavo i sorpassi a 3'20”/km lungo le forestali che delimitano il Carso dalla costa triestina. Ebbene tutto ciò rimarrà soltanto un piacevole sogno.

In partenza faccio un rapido check dell'attrezzatura: giacca leggera impermeabile, cappellino, pantaloni corti aderenti, calzettoni tecnici, zaino con riserva idrica (Nrgy Unit Drink 90, mio fido alleato in tutte le gare) e qualche Nrgy Unit Gel con caffeina e senza. Per una gara da poco oltre le 2 ore dovrebbe bastare. Non aveva senso vestirsi troppo per non inzuppare tutti i vestiti e anche il consumo calorico stimato si aggirava sulle 2300/2500 kcal, quota che sono abituato a gestire con poca integrazione durante la gara.

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Pronti via si parte subito in salita. Lascio scorrere alcuni dei miei avversari, in attesa del tratto a me più congeniale. Dopo 7 km e già 450 m di dislivello alle spalle, scolliniamo... Anzi... No, non scolliniamo... Ma che diamine? Si sale ancora? Il percorso (di cui avevo la traccia gps, ma che non ho minimamente verificato, fidandomi delle comunicazioni dell'organizzatore che assicurava che non ci sarebbero state variazioni rispetto al 2023) devia verso un sentiero in salita e non verso la passeggiata della strada Vicentina (o Napoleonica, per i locals) in leggera discesa. Sono in sesta posizione, ma invece di avvicinarmi a chi mi precedeva, vedo che continuo a perdere qualche metro.

Si entra in un fitto bosco con un sentiero che cambia direzione ogni 5 passi. Non riesco ad allungare il passo e corro sempre a mezzo gas. Mi sento come un TIR che fa manovra in centro storico. Ogni curva secca devo rallentare e accelerare nuovamente. Inutile dire che il morale scende a vista d'occhio. Ma poteva andare peggio, potrebbe piovere... E infatti diluvia. Indosso nuovamente la giacca impermeabile che avevo tolto in salita. In bosco è quasi buio e spesso salto qualche fettuccia, ritrovandomi a dover ravanare nell'erba alta per tornare sul percorso giusto. Evidentemente non sono il solo ad avere problemi, infatti poco prima di metà percorso raggiungo improvvisamente il runner che mi precedeva, anch'egli disorientato e in cerca del sentiero corretto. Percorriamo qualche km assieme, ma appena il sentiero torna più tortuoso, lo perdo di vista.

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Nel frattempo raggiungiamo la truppa degli atleti che si sono cimentati col percorso da 21 km. La cosa simpatica è che alcuni corrono nella nostra stessa direzione, altri nella direzione contraria... La giornata grigia, la fatica e le fettucce messe un po a casaccio non hanno aiutato. Da qui in poi corro dando un occhio al sentiero e uno alla traccia gps sull'orologio, ingrandita al massimo. Santa tecnologia, senza di essa a quest'ora starei ancora ravanando da qualche parte in Carso. E dire che io dovrei essere un “local”... Sorvoliamo.

Passato il Sentiero della Salvia (trafficatissimo dai triestini per le proprie passeggiate primaverili) i kilometri scorrono un po' più rapidi. I sogni di gloria sono ormai andati, ma devo cercare di difendermi dal mio amico e avversario Enrico Pausin. Lo vedevo con la coda dell'occhio, ma ho come l'impressione che ormai mi sia arrivato alle calcagna. So che è un osso duro e che regge molto meglio di me la distanza, quindi appena mi passa cerco di rubargli la scia e tenere il suo ritmo. Vano tentativo... Dopo ormai due ore di corsa nel fango, pozzanghere alle caviglie, sentieri sdrucciolevoli, salite pietrose e discese ripide, accuso il colpo. Prima un accenno di crampo al femorale, ma poi ciò che mi ha costretto ad alzare bandiera bianca sono stati i crampi ai piedi. Non riuscivo più a indirizzare i piedi come volevo e rischiavo seriamente una distorsione o una caduta. Ho deciso di camminare qualche centinaio di metri per normalizzare il tono dei muscoli del piede e per alimentarmi. La strategia si rivela proficua e dopo un po' posso riprendere la mia corsetta. Enrico ormai è un puntino lontano all'orizzonte.

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Fortunatamente ormai il peggio è andato e mi mancano gli ultimi chilometri verso l'arrivo. Gli ultimi 3 nello specifico sono su asfalto e riesco a mantenere un ritmo decente e salvo la mia settima posizione fino al traguardo di Sistiana.

Arrivo fradicio, con ancora crampi ai piedi (gli ultimi 300 m sulla spiaggia di ciottoli non hanno aiutato), ma comunque con una specie di sorriso sulle labbra... O forse era un ghigno... Resterà un dubbio, non ci sono prove per confermare alcuna tesi.

Corsa della Bora Miran BoleIl risultato finale di Miran Bole. Un disastro? Per niente.

Alla fine con un tempo di 2 ore e 39 minuti, e un ritardo di circa 20 minuti dal vincitore, non posso essere pienamente soddisfatto, ma a mente fredda devo dire che è stata una bella esperienza. Fino a qualche anno fa non pensavo minimamente di correre per 30 km, figuriamoci sotto la pioggia battente. Sono uscito dalla mia zona di comfort e questo mi ha indubbiamente arricchito. Ora so che posso affrontare le altre gare della stagione con una maggior serenità e consapevolezza in qualsiasi situazione meteorologica e su qualsiasi terreno.